sabato 19 marzo 2016

IL RAPPORTO CANTONE VISTO DA DUE GIORNALISTE DI REPUBBLICA

Fonte: P. P.  dalla pagina Fb: "IO STO COL SINDACO IGNAZIO" MARINO 

Qualche giorno fa è stato pubblicato il rapporto sulla corruzione nel Comune di Roma sottoscritto
dal Presidente Anac Raffaele Cantone con cui, a nostro avviso, si cerca di dimostrare una tesi precostituita, ossia che l'azione della Giunta Marino e quella di Alemanno sono state similari e non hanno combattuto il malaffare. 
Il dr. Cantone, in questa relazione, completata dopo 2 anni di lavoro, cita numeri relativi all'ultimo anno della Giunta Alemanno e al primo anno della Giunta Marino, ma si astiene dall'evidenziare che Alemanno ha governato cinque anni utilizzando un sistema degli appalti in cui il rispetto delle regole era un opzione, mentre Marino era al primo anno della sua attività come sindaco.
Non evidenzia altresì che alla fine del 2014, quando vengono arrestati esponenti del PD fino a quel momento ostili allo stesso Sindaco, Ignazio Marino li sostituisce chiamando i magistrato Alfonso Sabella segnalatogli da Giancarlo Caselli e lo nomina Assessore alla Legalità. 
A seguito della relazione di Cantone, vengono pubblicati due articoli su Repubblica, uno a firma Giovanna Vitale e l'altro di Liana Milella. 
Sono due esempi di come, a nostro avviso, si può fare giornalismo correttamente e scorrettamente. 
La giornalista Giovanna Vitale nel riportare i dati della relazione del Presidente Cantone sembra suffragare la tesi dell'equiparazione di Alemanno a Marino, si sofferma su quella delibera contestata fatta "In epoca Marino" anzi, si sofferma nel dettaglio solo sulle delibere di epoca Marino potendo così dare sfogo ad un apparente pregiudizio verso l'ex Sindaco. 
Diverso e molto più corretto professionalmente è l'articolo di Liana Milella, la quale, oltre a citare in dati della relazione di Cantone, riporta la posizione di Pignatone, sente anche la campana di Marino.
Inoltre mette in evidenza che lo stesso Cantone, rispondendo a numerose domande sul suo rapporto, è costretto ad ammettere che "Il sistema era così complicato tanto da rendere difficile la possibilità di creare meccanismi di controllo".
Insomma La Milella, rispettando l'etica del giornalismo, da spazio alla reazione di Ignazio Marino il quale non ci sta ad essere equiparato al suo predecessore. 
Non poteva essere omesso, e Milella non omette, che Marino nel luglio 2015 volle fare una convenzione proprio con Cantone per i controlli dell'Anac sugli appalti, che Marino appena giunto in campidoglio sollecitò alla guardia di finanza un'indagine sui conti (tutte cose che provocarono forti reazioni di tutti gli ambienti romani che vivono nell'illegalità).
Viene anche riportata la dichiarazione di Cantone su Sabella: nelle vesti di assessore alla legalità e trasparenza della giunta Marino e da Marino voluto in quel ruolo "Stava andando nella direzione giusta".
Infatti, arrivato in giunta il 23 dicembre 2014, il 20 gennaio 2015 dettò una serie di nuove regole sugli appalti totalmente diverse dal passato, "Che - dice Sabella-, a leggerle ora sono l'esatta trasposizione in una direttiva delle criticità che ha evidenziato Cantone" 
Non è un caso che dopo l'arrivo di Sabella le spese, giustificate come di somma urgenza, quindi spesso prive di controlli, da 100 milioni sono scese a 3 milioni. 
Durante una bonifica di così grosse proporzioni la Giunta Marino viene fatta cadere dal notaio. 

Abbiamo esaminato due differenti articoli de "La Repubblica", per mettere in evidenza due modi di fare giornalismo :  uno, quello della Vitale, ci appare superficiale e mosso da pregiudizi, l'altro, quello della Milella, appare completo e neutrale, approfondisce i fatti e non si ferma all'apparenza. 

Il magistrato Cantone, ha inquadrato il rapporto in un contesto temporale, ha omesso di marcare la differenza con quanto di buono e di discontinuo rispetto al passato era presente nell'azione del Sindaco Marino.

E' sceso così ai livelli della giornalista Vitale non rendendo evidente e ben comprensibile all'opinione pubblica che il sistema malato di appalti e burocrati non aveva origine nel 2012, ma era estensibile a molti anni addietro, quando sullo scranno del Campidoglio siedevano altri sindaci riconducibili al partito del Presidente del Consiglio.

Il Marziano Libero Blogger

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